Salvati da uno sguardo.

“La salvezza di Pietro, che sarà salvezza dell’intero equipaggio, è in quello sguardo, condito da una parola. Mentre affoga, si ricorda dove sta Cristo”.

E’ pubblicato oggi su Il Sussidiario questo articolo del bravo don MARCO POZZA. A tema lo sguardo magnetico (una bussola!) di Cristo; poi nel passaggio “Voi stessi date loro da mangiare” penso a “Famiglia soggetto di evangelizzazione”; secondo me, eredità ancora da “incassare” dal nostro Cardinale Scola. Un prosaico “Aiutiamoci che il Ciel ci aiuta”! Mi sembra un po’ il (mio) “sugo della Storia”, di manzoniana memoria. 

Disegno Rembrandt (1606-1669)

E’ particolare di pittore: “Dopo che la folla ebbe mangiato”. Cioè dopo che si era consumato il miracolo di Cristo, l’ennesimo. Anche una delle figuracce più brutte degli amici, l’ennesima: il sole sta per tramontare, i negozi stanno chiudendo, la gente ha fame. Gli apostoli, impauriti d’essere infastiditi, hanno la soluzione: “Congeda la folla” (“Mandali a casa!”) Pratici loro: pancia-mia-fatti-capanna. Così smemorati da scordare d’essere stati pure loro pescatori senza pesci, uomini senza troppo avvenire, storie all’ormeggio. Continua a leggere

A proposito di paura. Cantare la Speranza.

frase-speranza-510x400PADRE ERMES RONCHI

‹Eppure, io canto. Nonostante tutto, io canto…
La speranza è la testarda fedeltà all’idea che la storia e la vita siano, nonostante tutte le smentite, un possibile cammino di salvezza.

Una semplice metafora: nella nostra esistenza siamo accompagnati da due cagnolini, uno è la paura l’altro è la speranza. Il cane al quale dai da mangiare di più diventa sempre più grande. L’altro rimane piccolo. Se io alimento la paura, se le do ascolto. attenzione, ragione, se la nutro, essa continuerà a crescere. Se invece custodisco e coltivo motivi di speranza, sarà questa a diventare sempre più grande. Come una profezia che si autoavvera. Continua a leggere

Ferite e mancanza. Quando siamo “unitari”.

Creation_of_Adam_(Michelangelo)_Detail(…)Lodo le mie ferite e i miei bisogni perché mi obbligano ad alzare lo sguardo verso di Lui quando niente altro li colma. Perché purtroppo funzioniamo così: solo quando c’è una mancanza, un bisogno, una paura siamo veramente unitari (che poi è il motivo per cui non c’è nessun ateo in un aereo che precipita), sennò quando la vita ci si aggiusta siamo doppi, tripli, quintupli. Il monaco infatti deve il suo nome non al fatto che è solo, monos, ma che è un uomo, una donna la cui unità è ricostituita.

Lo ringrazio, infine, perché mi costringe ad alzare lo sguardo a Lui non come alla ciliegina che può guarnire la mia torta, ma alla torta stessa. Che Lui ci sia davvero o no è questione di vita o di morte (…)

da “Laudato si’ mi’ Signore per la mia pochezza.”

(la splendida) Costanza Miriano 23/09/15

Domenica che precede il Martirio di San Giovanni Battista: omelia

35_maccabeiLa parola di questa domenica che precede il Martirio di San Giovanni
è una parola molto schietta e allo stesso tempo rassicurante.
Indica prospettive e orizzonti diversi
e chiede una generosa apertura del cuore.

C’è una Provvidenza che supera la fragilità umana
una Provvidenza che interpella la nostra libertà
una Provvidenza che ci solleva dalla polvere della terra:
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo,
ma non hanno il potere di uccidere l’anima.

Questo invito alla non paura lo trovo molto attuale.
Un invito che dobbiamo legare coraggiosamente
alla nostra carne umana
un invito che ha il sapore della Profezia. Continua a leggere