Ognuno come lui.

Avvenire di oggi. E Marina Corradi ancora in gran forma. Da che so che scrive le sue “pillole” (di più: uno sciroppo) quotidiane, non me ne perdo una dose. Non commento: trascrivo solo le ultime parole. Un catechismo. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

In una mattina del puerperio, quelle prime mattine sospese in un limbo di ninne nanna dal carillon e profumo di borotalco, me ne stavo alla finestra con lui in braccio. Si era infine addormentato. Com’era inerme, com’era ignaro del mondo in cui era arrivato. Ma d’improvviso mi attraversò un pensiero: tutti gli uomini venuti al mondo nei millenni erano un giorno stati come quel mio figlio, bambini avvinti alle braccia materne. Tutti: dittatori, strozzini, assassini erano stati un giorno così. Mi sbalordì la distanza fra quell’innocenza e il male. Sapevo che in ogni uomo che nasce c’è un’ombra, un antico marchio. Ma era così abbandonato il sonno di Pietro, così innocente, che un moto di tenerezza mi si allargò nel cuore non solo per lui, ma per tutti: per tutti gli uomini a me sconosciuti, per tutti i soldati caduti al fronte, e anche per i vagabondi, i miserabili, gli omicidi, i ladri. Perché avevo capito che tutti erano stati un giorno come mio figlio. Mi sbalordì questa nuova, strana pietà, che non avevo mai provato prima. Come se attraverso mio figlio avessi d’improvviso intuito che cos’è la misericordia. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

Peccatori e felici (felix culpa!)

Cos’è il peccato originale?

Al Catechismo della Chiesa Cattolica occorrono sedici proposizioni per spiegarlo (396-412), in circa sette pagine di testo.

Franco Nembrini, nel suo libro “L’avventura di Pinocchio”, ci arriva mirabilmente in una sola frase: è una fuga dalla casa del Padre.

Nembrini osa un paragone ardito tra la vicenda del burattino più famoso del mondo e quella della prima famiglia della storia, Adamo ed Eva: tutti questi personaggi, all’inizio della loro avventura, fuggono dal Padre. Per il motivo medesimo: la certezza di essere bastanti a se stessi. Pinocchio, Adamo ed Eva, già poco dopo essere stati creati, tratti alla vita dalla materia inanimata (legno e polvere), concludono di non aver bisogno di un Padre. Rifiutano lo status di creature, con l’orrore di chi scorge nel Creatore un limite alla propria realizzazione, un segno inequivocabile della propria finitezza.

La creatura sta nel giardino del Creatore. Il figlio dimora col Padre. Nessuna preoccupazione. Solo bellezza. Il Paradiso. Ma stare di fronte a Dio giorno e notte significa essere esposto continuamente al fatto che tu dio non sei e che non lo sarai mai. Ah sì? Tsè! Ti faccio vedere io se non posso essere dio. Me ne vado. Ciao. Continua a leggere

Peccato come amore disordinato.

Proponiamo, dal Blog Cinque Passi al Mistero http://cinquepassi.org/ una “canzonetta”. E una “cassaforte impermeabile”. E un “giovane prete”. Giovane grande prete!

Io (Niccolò Fabi)

Padre Maurizio Botta ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa canzone. Ha raccontato così il perchè.

“Perchè questa canzone è un antidoto al demone della recriminazione continua e ossessiva che si alterna a un altro demone odioso chiamato vittimismo. Aiuta perchè svela in modo impietoso il vizio e ce lo rende orribile. Questa canzone è contenuta nell’album Ecco che emerge da un’atroce sofferenza personale nella vita del cantante, la perdita della piccola figlia per meningite pochi mesi prima. Uso spesso questa canzone per spiegare la radice profonda di moltissime sofferenze che infliggiamo agli altri, radice tutta compressa in questo pronome feroce: io. Il testo è capace di descrivere in modo fulminante l’egomania umana, quella che i Padri del Deserto chiamavano Filautia, l’amore disordinato di sé. Il peccato originale apparentemente difficile da teorizzare è ottimamente descritto dalle parole di Niccolò Fabi. Ve la propongo in questa versione strepitosa.”

Discoteca completa.

Io

Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo?

Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?

Io che mi sveglio la mattina presto, io Continua a leggere