Ognuno come lui.

Avvenire di oggi. E Marina Corradi ancora in gran forma. Da che so che scrive le sue “pillole” (di più: uno sciroppo) quotidiane, non me ne perdo una dose. Non commento: trascrivo solo le ultime parole. Un catechismo. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

In una mattina del puerperio, quelle prime mattine sospese in un limbo di ninne nanna dal carillon e profumo di borotalco, me ne stavo alla finestra con lui in braccio. Si era infine addormentato. Com’era inerme, com’era ignaro del mondo in cui era arrivato. Ma d’improvviso mi attraversò un pensiero: tutti gli uomini venuti al mondo nei millenni erano un giorno stati come quel mio figlio, bambini avvinti alle braccia materne. Tutti: dittatori, strozzini, assassini erano stati un giorno così. Mi sbalordì la distanza fra quell’innocenza e il male. Sapevo che in ogni uomo che nasce c’è un’ombra, un antico marchio. Ma era così abbandonato il sonno di Pietro, così innocente, che un moto di tenerezza mi si allargò nel cuore non solo per lui, ma per tutti: per tutti gli uomini a me sconosciuti, per tutti i soldati caduti al fronte, e anche per i vagabondi, i miserabili, gli omicidi, i ladri. Perché avevo capito che tutti erano stati un giorno come mio figlio. Mi sbalordì questa nuova, strana pietà, che non avevo mai provato prima. Come se attraverso mio figlio avessi d’improvviso intuito che cos’è la misericordia. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

Mai soli! # 2

Teniamo molto alla capacità di giudizio di MARINA CORRADI. Oggi affronta con la consueta lucidità il caso del suicidio in carcere dell’autore di un delitto avvenuto a Roma. Facendo memoria del martirio di santa Maria Goretti.

Caro Avvenire,

scrivo riguardo il caso dell’omicidio di Luca Varani, perché in questi giorni ho sentito del suicidio in carcere di uno dei due imputati, Marco Prato, per l’orrendo delitto.

Ora al di fuori di qualsiasi sentimentalismo o pietismo, da cattolico provo una certa amarezza per tutto ciò. Questo perché come esseri umani tutti siamo soggetti a sbagliare, anche molto; leggendo il Vangelo si capisce che il buon ladrone forse non era migliore di Marco, e correndo ai nostri tempi recenti lo stesso Alessandro Serenelli (l’assassino di Maria Goretti) forse stava “a pari demerito” con Marco. Voglio ricordare che nel momento del delitto sembra si siano consumate anche sostanze stupefacenti, e mi chiedo se questo non abbia alterato la lucidità di tutti i protagonisti.

Non voglio giustificare nessuno e voglio ribadire la mia profonda vicinanza ai genitori di Luca Varani, ma per favore consentitemi lo sfogo, neanche Alessandro Serenelli era stato massacrato così dai mezzi di comunicazione. In tutto questo mi domando se qualcuno in carcere ha teso una mano a Prato per evitare questo tragico epilogo. Da cristiano vi confido sinceramente la mia amarezza per tutto ciò che ho udito, letto e sentito di questa triste vicenda. Addirittura magari si crede cristiano chi dice che, se Marco si è suicidato, alla fine ha fatto la cosa più giusta, l’unica che doveva fare! Non sarà che il sale di cui parla Gesù stia perdendo di sapore?

Andrea Roma

Il suicidio nel carcere di Velletri di Marco Prato, il giorno prima della udienza del processo per l’omicidio di Luca Varani, è una vicenda di una dolorosità che lascia senza fiato. Per tutto: per la atrocità di un delitto che sconvolse Roma, per la casualità della scelta della vittima («Volevamo provare a vedere com’è, uccidere», dichiarò l’altro imputato, Manuel Foffo, già condannato con rito abbreviato a trent’anni); per la modalità feroce di un omicidio perpetrato con cento colpi di coltello e martello, durante un festino sessuale. Per tutto, davvero. E ora anche per il suicidio di uno degli imputati, in cella: un sacco di plastica, un erogatore di gas per i fornelli, e l’ha fatta finita.

Il Ministero di Giustizia ha aperto un’indagine per verificare se le procedure contro il suicidio fossero state rispettate. Ma Prato aveva già tentato di morire, appena dopo quella notte in un appartamento del Collatino. Aveva scritto anche un disperato testamento: «Fate festa, al mio funerale». Il lettore si chiede se qualcuno in carcere gli abbia porto una mano. Non manca in nessun carcere italiano un cappellano, e non dubitiamo che a Velletri ci si sia avvicinati a quel detenuto. Non sempre però è possibile penetrare nella solitudine degli uomini, e nella peggiore delle solitudini, quella del male. Continua a leggere

Noi e le vite da niente.

spineQuelle ‘piccole’, grandi crudeltà che rivelano falle sempre più preoccupanti nel nostro tessuto sociale. Lidia

di MARINA CORRADI

La telecamera inquadra una banda di tifosi stranieri a passeggio nel cuore di Roma. In ginocchio sul Ponte Sant’Angelo c’è una vecchia mendicante, vestita di nero; se ne sta china, con la fronte a terra. Dei ragazzi le si fermano accanto. La guardano dall’alto, poi si slacciano i pantaloni e le pisciano addosso. La vecchia, smarrita, si alza: si allontana, gli occhi a terra, fra gente che – forse – non si è accorta di nulla. Il video era ieri sul web. Un altro video, di mercoledì scorso, viene da Madrid: dei tifosi, questa volta olandesi, in città per una partita di Champions League, siedono ai caffè di Plaza Mayor. Un gruppo di donne rom va chiedendo la carità. I tifosi si divertono a lanciare loro monetine, Continua a leggere

Maria Teresa Carabelli. Il dolore degli amici.

Niccolò dell'Arca "Compianto sul Cristo morto" gruppo in terracotta (Maria di Cleofe e Maddalena) fine XV sec. - Bologna
Niccolò dell’Arca “Compianto sul Cristo morto” gruppo in terracotta (Maria di Cleofe e Maddalena) fine XV sec. – Bologna

Il Mistero, che fa tutte le cose, ha voluto con sé Maria Teresa.

Sia benedetto il Nome del Signore.

Milano, 25 febbraio 2016. Quaresima.

Silenzio e pietà

Omicidio Loris Andrea Stival, il viceparroco di Santa Croce Camerina si scaglia contro i giornalisti: “Vergogna!”

Attacco del viceparroco di Santa Croce Camerina, Padre Flavio Maganuco, ai giornalisti durante l’omelia della messa domenicale. “È stata una settimana particolare – ha detto rivolgendosi ai tanti bambini presenti in chiesa – a scuola sono venute tante persone, anche troppe. E sono venute anche tante telecamere, anche qui in chiesa oggi, è una vergogna. Evidentemente non hanno altro da fare”. (L’Uffington Post)

Ci terremmo anche oggi a un commento autorevole, quasi un conforto, di fronte allo sconcerto per un fatto di cronaca gravissimo. Ci affidiamo ancora alle parole che mons. Mario Delpini, amico della nostra Parrocchia, espresse al funerale delle vittime di Motta Visconti lo scorso mese di giugno.

Funerali di Maria Cristina, Giulia e Gabriele

Motta Visconti – 21 giugno 2014.

Pietà, Signore, pietà.

Abbiamo bisogno di silenzio. Il clamore delle notizie sul fatto incomprensibile, il moltiplicarsi delle parole quando non c’era nulla da dire, l’ossessione delle immagini quando non c’era nulla da vedere, l’affollarsi delle curiosità sulla vicenda tragica, una specie di gusto di aggiungere particolari, di formulare ipotesi per dare una spiegazione all’inspiegabile tutto questo ci ha riempito di confusione: abbiamo bisogno di silenzio. Continua a leggere