Macerata. Proteste per l’Ave Maria all’Università. Il vescovo: “grazie a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza”

Una casa sulla roccia

Docente interrompe lezione per pregare per la pace nel centenario dell’apparizione di Fatima. Scoppia la polemica. Interviene mons. Marconi: grazie perché ci avete ricordato la forza della preghiera

Il 13 ottobre la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, fa lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere: alle 17:30 in punto si interrompe e li invita a recitare l’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tiene in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregano, altri rimangono in silenzio: di lì a poco l’episodio finisce sui social. E un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca, denuncia «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.

La docente si difende, sostiene di non aver coartato la libertà di nessuno e di aver interrotto la lezione solo per pochi…

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A noi spetta seminare il bene.

Anche pregando per gli sconosciuti.

Continuiamo volentieri, con il supporto autorevole di MARINA CORRADI, a pubblicare BUONE NOTIZIE.

Caro Avvenire,

sto leggendo in questi giorni un libro che racconta le vicende belliche svoltesi non lontano da qui, sul Monte Ortigara, il grande altopiano che si affaccia sulla Valsugana, durante la Prima guerra mondiale. Che macelli ci sono stati lassù! E gli uomini – o meglio, gli uomini dei gruppi di potere – continuano quei macelli. Mosul li ricorda tutti! Ma a noi spetta di seminare il bene, e lo possiamo fare in ogni momento. A me capita anche di fare questa esperienza: quando dalla finestra vedo passare una persona, anche sconosciuta, rivolgo al Padre una preghiera per quella persona, per tutte le sue necessità, che solo Dio conosce bene.

Antonio Giacomin, Belluno

Le ultime cinque righe di questa lettera da Belluno mi sono rimaste in mente. Chiusa la lettera – scritta a mano, vergata in bella calligrafia da un insegnante in pensione – ho continuato a pensarci. Il signor Giacomin, antico amico di Avvenire, legge un libro sulle tragedie della Prima guerra mondiale, che sui monti del Nordest è stata come ben si sa un massacro di giovani soldati. Ne resta impressionato – mi pare di vederlo, la sera, chiudere le pagine del volume con un sospiro pesante – e pensa come la Storia ineluttabilmente ritorni e si ripeta, a un diverso grado di longitudine e latitudine, e sempre gli uomini in qualche angolo del mondo si affannino ad ammazzarsi. Il signor Antonio constata la ampiezza e la gravità del male in cui viviamo immersi, e però non se ne lascia sopraffare. Continua a leggere

Quando pregate dite così.

Lo spettacolo notturno della Chiesa di san Giulio e di palazzo Rezzonico a Barlassina (Mb)

Antonietta Porro riapre il suo Scrigno della Memoria, condiviso come sempre col bollettino della Parrocchia di San Giulio in BarlassinaEcco la riflessione di oggi, sono parole sue, “in forma un po’ più dissacrante del solito. Ma fa bene qualche volta sorridere…” Grazie, Antonietta! Siamo d’accordo con te!

«Quando pregate, dite così: Padre nostro, che sei nei cieli…»: di fronte alla richiesta dei discepoli, Gesù offre una indicazione precisa sul contenuto e la forma della preghiera. Non capita spesso, a giudicare dai racconti evangelici, che il Maestro giunga a tanto dettaglio nel trasmettere i suoi insegnamenti.
Dunque Gesù ci ha detto esplicitamente come dobbiamo pregare: dovremmo essere contenti così. Eppure, nonostante ci sia stato messo a disposizione l’insegnamento diretto del Figlio di Dio in materia, nella storia della Chiesa non si è mai smesso di cercare e di attuare le forme e modi più diversi per entrare in colloquio con il Signore. Continua a leggere

La preghiera PER l’altro.

Generoso lo spirito di questo post, dal blog amico “Matrimonio cristiano”.

Ho pensato, leggendolo, bello, suggestivo, un po’ impegnativo: non appena sarò un po’ più “a pari” col lavoro, quando avrò ripreso un po’ di fiato, prima mi voglio sentire col prete…

Mi sa che così perdo tempo utile alla mia felicità, e a quella della mia famiglia. Meglio sia SUBITO… No?

MARCO CHIAVINI

Oggi voglio essere un po’ critico, concedetemelo. Tranquilli, lo sarò nei miei confronti! Mentre guardavo un film, alcuni giorni fa, mi sono interrogato sul mio modo di pregare per mia moglie. Mi sono accorto che le mie preghiere alla fine ruotavano sempre intorno ai miei desideri, cioè chiedevo per lei delle cose che in fondo avrebbero fatto felice me, erano delle preghiere che chiedevano un cambiamento negli atteggiamenti, nei gesti. Mi sono scoperto egoista anche in questo frangente, allora aiutato dal film in questione ho iniziato a pregare veramente PER lei, chiedendo a Cristo di abitare il suo cuore, di donarle il Suo Santo Spirito, di ricolmarla di ogni bene e benedizione! Così le cose cambiano, pregando in questo modo si scopre piano piano il desiderio di vero bene per la propria moglie! Purtroppo per tanti motivi, invece, siamo portati a vedere l’altro/a come un nemico, come colui o colei che non ci dà abbastanza, non riempie a sufficienza il mio vuoto, ma chi ci sta a fianco è un forte alleato nella ricerca di Colui che può dare la pienezza che cerchiamo, solo Egli può riempire il vuoto e non un’altra realtà ferita come la mia. Questa alleanza sancita nel matrimonio cristiano, unita e immersa nella grazia di Cristo è la via per la salvezza e la felicità che tanto desideriamo. Ovvio, a volte la via è in salita, ci sono dei pericoli, ma possiamo sempre guardare a Gesù Cristo che ha fatto prima di noi il cammino sulla terra tenendo sempre fisso lo sguardo sul Padre. Continua a leggere

Diamo i numeri?

   Pellegrinaggio Macerata – Loreto.   10 giugno 2017.   “Mi ami tu?”

Non ne sentiremo parlare quasi per niente in questi giorni. Peccato. L’anno scorso hanno partecipato al Pellegrinaggio circa CENTODIECIMILA persone.

Significa VENTISETTEMILIONIECINQUECENTOMILA Ave Maria,                     DUEMILIONISETTECENTOCINQUANTAMILA Padre nostro. Concentrati in OTTO ore. Con una quantità adeguata di Canti, adorazione Eucaristica, testimonianze e fiaccolate. La notte più “intensa” che si possa vivere ogni anno in Italia.

 

Felici di che?

Lettere. Migranti «portatori sani di felicità»? Vita nelle vene di un mondo invecchiato

MARINA CORRADI

Caro Avvenire,

quello che manca è la felicità. Non la vedi per le strade, nei palazzi, dentro le case. Forse non vedi quello che non hai, ma ditemi voi dov’è la felicità nel mondo? Se si leggono le classifiche, il Paese più felice (ottimista) al mondo è la Nigeria, lo stesso Paese da cui scappano migliaia di migranti che si muovono ogni giorno dalle coste libiche. Paradossi, dovremmo dire. Si può essere felici in un Paese “povero”? Non so, ma è un fatto che per le strade dell’Africa si vedono più persone sorridenti, più strette di mano, abbracci… sarà un fatto anagrafico: tanti giovani, sarà che c’è una visione del mondo senza contrasti tra materia, spirito, anima e corpo, fede e quotidianità, ossia un pensiero sempre orientato alla vita. Ma quando vediamo la gente sbarcare pensiamo che sono portatori sani di felicità e solo Dio sa quanto ce n’è bisogno oggi in Italia.

Fabrizio Floris

Mentre l’Italia si divide aspramente sulla accoglienza ai migranti, e non pochi invocano respingimenti di massa dell’“invasore”, il signor Floris definisce i migranti «portatori sani di felicità», quasi anticorpi introdotti nel vecchio Occidente. Ora, io non so se il lettore abbia ragione, tuttavia una riga della sua lettera mi ha colpito: «Quando vediamo la gente sbarcare…». Continua a leggere

Inquietudine è guardare “giusta” la realtà.

senza-inquietudineIl mio biglietto d’auguri a Silvia G.

DON GIACOMO ROSSI

Is 5,1-7; Sal 79; Gal 2,15-20;  Mt 21,28-32

Ultima S. Messa a Saronno,

Tante volte, finita una vacanza o al termine di una giornata, ho chiesto ai ragazzi: “cosa abbiamo vissuto davvero?”
Saper vedere la realtà è infatti una questione decisiva. Tutti sappiamo cosa sia giusto o sbagliato (come il secondo figlio della parabola della Vigna), ma saper vedere quella persona concreta, saperla guardare negli occhi… saper vedere l’esperienza vissuta, saper vedere cosa è stata una giornata o tre anni…. questa è tutta un’altra questione.

Cosa insegna questo Vangelo sul saper guardare la realtà? Anzitutto, guardare la realtà cristianamente non è mai addolcirla. Il primo figlio della parabola dice: “non ne ho voglia!” (anche io in questo momento direi “non ho voglia di andarmene”).

Invece, per il Vangelo saper vedere significa tenere viva l’inquietudine. Perché ogni volta che Continua a leggere