Gruppo d’ascolto (Lc 16, 19-31): Lazzaro e il ricco (2)

Ricco-e-poveroLuca. Il grande Luca. Lucio di Antiochia è l’evangelista che più ci somiglia. Pagano. Non ha mai visto Gesù (come noi). Viene evangelizzato e convertito da uno che non ha mai visto Gesù (come noi): un tale Paolo di Tarso (mica cotiche). Che lo prende con sè e lo conduce a raccontare il Messia a mezzo Mediterraneo.

Eppure Luca non è uno sprovveduto. Non è uno che si fa abbindolare. Anzi, si tratta di un notabile, di una persona istruita. La tradizione ce lo consegna come un medico. Diverse sono le fonti a conferma di questa tesi: una lettera di Paolo (Col 4, 14); la descrizione precisa di un fenomeno medico oggi meno misterioso: l’ematoidrosi, ovvero il secernere dalla pelle grumi di sangue a fronte di una grandissima angoscia (Lc 22, 44); una omissione: copiando l’episodio dell’emorroissa raccontato da Marco (Mc  5, 25-34;  Lc 8, 43-47), Luca “salta” il fatto che molti medici non l’avevano guarita. A protezione (probabilmente) della categoria.

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Il cantante folle

i miei americaniAbbiamo lasciato l’esperto della canzone del Betania’s che conversava su quanto sia importante saper cogliere la “ricchezza” che ci circonda, e come sia importante coltivarla, “raccogliendola” con Gesù seguendone i suoi valori, senza quindi rinchiudersi e disperderla.

E stasera al bar? è lanciatissimo! Quando poi si tratta del cantante che più gli da’ emozioni…. “ricordo ancora quando, poco più di trent’anni fa, sentii alla radio quella canzone per la prima volta: rimasi “folgorato”; non scherzo… sulla musica “sempreverde” di “The great pretender” Celentano cantava un brano “ricco”: “Il cantante folle”, tratta dall’album “i miei americani” del 1984. Continua a leggere

La ricchezza: saperla cogliere e coltivare

Leggiuno_-_Eremo_di_Santa_Caterina_del_Sasso_03L’esperto della canzone del Betania’s è fatto a suo modo (come tutti i clienti, del resto). Perciò è in prima fila se c’è da cantare, ascolta affascinato i discorsi altrui e talvolta partecipa, mentre raramente parte per primo a lanciare un discorso; perché succeda questo ha bisogno di uno spunto.

Stasera sta succedendo questo al bar; è vero che già aveva detto a qualche cliente “la ricchezza c’è: bisogna saperla cogliere … e coltivarla, o quanto meno non disperderla”, ma l’aveva detto “a quattr’occhi”, senza particolare enfasi. Stasera è diverso, ha ricevuto uno spunto: anzi “una marea!”. Continua a leggere

“Cristiani ricchi pretendono che la Chiesa sia povera.”

La grossa fune, dal greco "kamilos", che non passa dalla cruna dell'ago.
La grossa fune, dal greco “kamilos”, che non passa dalla cruna dell’ago.

Proponiamo un buon articolo che analizza acutamente la questione del rapporto, spinoso, tra denaro e Chiesa. Possedere,  guadagnare e spendere denaro non è peccato se non viene meno la dipendenza dall’amore di Dio e dalla Sua infinita Misericordia.

A ispirare coraggiosamente il giornalista, un’affermazione del gran cardinale Giacomo Biffi, scomparso quattro mesi fa.

I poveri in spirito e la cruna dell’ago.

di Matteo Carletti

Ogni tempo della Chiesa ha i suoi scandali. Quello della ricchezza del clero è certamente uno dei più antichi e rappresenta il cavallo di battaglia preferito dell’orda anticlericale. Capita, infatti, di imbattersi quotidianamente in qualcuno che denuncia la troppa ricchezza della Chiesa o il fatto che, addirittura, per essere la vera Chiesa di Cristo essa debba diventare letteralmente povera.

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Bellezza come misura di dignità.

Il bello della Chiesa

di Sergio Mandelli, 17/05/15 – dal blog amico di Costanza Miriano.
Michelangelo Merisi detto Caravaggio "Madonna dei pellegrini"
Michelangelo Merisi detto Caravaggio “Madonna dei pellegrini”

Qualche tempo fa, visitavo la Certosa di Pavia in compagnia di un amico francese; essendo una persona colta, non poteva che ammirarne le bellezze. Da buon francese laico però non poté trattenersi: ma non fa scandalo tutto questo uso di risorse per le ricchezze? Non era meglio destinare i soldi raccolti fra i fedeli per i poveri?
Umilmente gli indicai le celle dei certosini, che ora sono, ahimè, vuote, per la semplice ragione che non c’è più nessuno disposto a sopportarne le rigorose condizioni di vita.
Fece un gesto di intesa, sembrò capire, ma non ne sono sicuro.
Ora, pur non facendo riferimento a documenti ufficiali della Chiesa, mi sembra giusto fare chiarezza su un argomento che da troppo tempo – a torto – viene impugnato come prova della corruzione della Chiesa: un conto è la condotta personale degli ecclesiastici, che deve essere necessariamente improntata a frugalità, un conto è il luogo di culto, che deve avvicinare il popolo alla bellezza del Paradiso.
In fondo non dobbiamo fare altro che seguire l’esempio di uno che di povertà ha vissuto, San Francesco d’Assisi, il quale ha preteso per sé e per i suoi prove normalmente insopportabili dal punto di vista dell’indigenza, ma che richiedeva che “I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi”. Continua a leggere