Il dramma di Marchionne e il senso della vita. “Come l’erba sono i giorni dell’uomo…”. Quello che nessuno dice.

ANTONIO SOCCI dal Blog LO STRANIERO – 23/7/2018

Segnaliamo un articolo eccezionale di Antonio Socci che tratteggia con grande “mestiere” di giornalista e di cristiano la questione scabrosissima della precarietà della nostra vita con la indispensabile speranza nella salvezza.

Speriamo in una guarigione per Sergio Marchionne anche se sappiamo che non è facile, perché è in gravi condizioni . Di sicuro però è calato di colpo il sipario sul suo ruolo pubblico in quel mondo che una volta era la Fiat degli Agnelli: “Sergio non tornerà più”, ha scritto John Elkann, presidente di Fca, in una lettera ai dipendenti.

Al di là, dunque, dell’evoluzione clinica del suo caso, abbondano i commenti e le considerazioni sulla fine dell’era Marchionne nella Fca. Ma c’è una verità che – in questi casi – resta sempre “non detta”, perché è scioccante e mette tutti noi con le spalle al muro.

Ha balenato quasi di straforo nelle parole di John Elkann, Continua a leggere

I cristiani possono vantarsi solo della Croce.

Alluvione di Firenze – il Crocifisso di Cimabue nel fango | by Alberto Cameroni

Ancora riflessioni sulla Croce. Il passaggio che inizia con “Invece il cristianesimo” è, secondo me, commovente. Grazie a COSTANZA MIRIANO!

(…) Se non fosse necessaria la croce, Cristo sarebbe uno a cui effettivamente è andata un po’ male. Se non ci fosse questa necessità anche per noi la morte sarebbe un’enorme contraddizione, e la fine di tutto. La sofferenza sarebbe una sfiga, e a questo punto allora meglio evitarla con tutte le forze. Allora va bene uccidere i bambini malati, logico ammazzarsi in Svizzera quando le cose si mettono male. Invece il cristianesimo è la storia di Dio che si è fatto uomo ed è venuto a offrirci la salvezza per mezzo della croce. La croce è necessaria perché l’uomo ha bisogno di redenzione. Nessuna visione pacificatrice che prescinda dalla salvezza di Cristo, dal mistero della sofferenza e della morte, dal mistero oscuro del peccato, quello originale e quello che compiamo con la nostra iniziativa, quello che è presente dentro e fuori di noi, è cristiana. I cristiani possono vantarsi solo della croce. Non sarà certo la nostra bellezza a convincere nessuno, perché noi non siamo affatto belli, solo Cristo è bello, e i santi, quelli che lo lasciano agire in loro, ne possono acchiappare qualche molecola di bellezza.

QUI l’articolo completo: “La battaglia finale”

 

La Croce.

Cimabue, Crocifisso (dettaglio, dopo l’alluvione del 4 novembre 1966), 1280,
tempera su tavola, 390 cm, basilica di Santa Croce, Firenze

…Chi toglie la croce, chi non ricorda che la croce di Cristo è la fonte unica della salvezza e del perdono dei peccati, ancora oggi, è di ostacolo a Cristo. Deve mettersi dietro e non stare davanti a Gesù. Questo è il dramma di sempre della Chiesa, la tentazione di togliere la croce come fonte decisiva e insostituibile di guarigione e di perdono. …

Padre Maurizio Botta, commento al Vangelo del 3/9/2017

Un sentiero nel mare #2

Non so perchè il Signore mi conduca a ragionare ancora su quelle poche righe di Parola. Magari fa bene a me e non lo so ancora. Magari sto aiutando qualcun altro. O entrambe le cose.

Scrivevo ieri commentando Esodo 14, 20 che il nostro Dio si incazza e agisce. Ma qual è l’azione di Dio?

Dio si pone in mezzo e illumina. Getta luce. Basta così.

La differenza la fa, a questo punto, chi vuole vedere. Perchè si salva. Chi, ostinato, non vede, perisce. Non certo per colpa di Dio.

Spiazzante. Disarmante. Ma è scritto.  Continua a leggere

Anche io Le chiedo perdono, professor Veronesi.

Cristo muore, Cristo risorge "Pietà" - W. A. Bouguereau
Cristo muore, Cristo risorge “Pietà” – W. A. Bouguereau

Sì, anche io, nel mio piccolo, gli chiedo scusa. E ringrazio il Signore finché ci saranno uomini di Chiesa come don Federico Pichetto che sono all’altezza, e che altezza!, dell’esempio di Gesù Cristo nel proporci di giudicare la realtà, tutta la realtà, come buona e opportuna per rendere gloria e grazie al Signore della Misericordia.

Io, prete, gli chiedo scusa per non avergli dimostrato la testimonianza della Grazia che salva.

FEDERICO PICHETTO

UMBERTO VERONESI (1925 – 2016). Non so descrivere la tenerezza che ha sempre suscitato in me la figura di Umberto Veronesi. Il suo dichiarato pregiudizio anti-cattolico, la sua “guerra” alla Chiesa, il suo scandalizzarsi della presenza del male nel mondo come segno tangibile dell’assenza di Dio mi hanno, letteralmente, commosso. In nome di tutte queste cose Veronesi ha espresso idee, diffuso mentalità, intrapreso azioni. Ai miei occhi ha fatto anche del male, molto male. Eppure adesso, nell’ora della sua morte, non riesco che a paragonarlo — per grandezza umana — al Capaneo dantesco che, non riuscendo ad amare Dio, non poteva fare altro che odiarlo, maledirlo. La vita di Veronesi è stata un grido verso il Cielo, una disperata affermazione di chi ha provato a fermare il male e ha combattuto nella certezza di poterlo sconfiggere.

Come gli antichi pagani all’epoca di Augusto, Umberto Veronesi attendeva qualcosa che potesse salvare e guarire l’uomo. Lo attendeva dalla scienza, lo attendeva dalla medicina, lo attendeva — in fondo — dalla conoscenza. Veronesi aveva capito che la salvezza dell’umano sarebbe avvenuta solo attraverso l’umano, ma non riusciva ad arrendersi che solo un umano risanato — toccato dal Divino — sarebbe stato in grado di introdurre nel mondo un’intelligenza delle cose capace di affrontare e di perdonare il male stesso. Perché il male, ciascuno lo sa, non si vince eliminandolo, ma “assumendolo”, accogliendolo, abbracciandolo.

Per cui oggi, in un giorno in cui molti si ergeranno a impietosi giudici della vita di quest’uomo tormentato dal dolore dei suoi simili — e per questo furioso verso risposte facili e a buon mercato — io vorrei dire ad Umberto di perdonarci se le nostre parole, la nostra testimonianza, le nostre azioni non hanno reso trasparente nella sua vita il fatto che l’Onnipotenza di Dio non sta nella capacità dell’Altissimo di risolvere i problemi umani, ma nella determinazione, cocciuta e testarda, a non voler mai abbandonare l’umano, qualunque esso sia, comunque esso sia.

Dio si prende cura della libertà dell’uomo e non permette che il male fermi il Suo amore. Egli è l’Onnipotente nell’Amore. Poveri come siamo, derelitti come siamo, malati come siamo, noi alziamo gli occhi al Cielo per non rimanere soli dentro il Buio e vivere sempre la forza di una Presenza che è più grande di ogni oscurità.

Questa moda di inchiodare alle proprie responsabilità, con giudizi taglienti, uomini ormai morti, eppure controversi ma geniali — come Veronesi o Fo — è uno sport facile, estremamente elementare da praticare e infiamma gli animi di chi “vuole fare giustizia”. Eppure, al contrario, chiedere loro scusa per non essere stati “quello che noi cristiani dovevamo essere”, muovendo il loro cuore non verso parole vuote, ma verso il fascino di una vita toccata dalla Grazia, credo che invece sia il più grande atto di umiltà che un cristiano possa fare, l’unico capace di essere all’altezza di Cristo.

Il quale, come ognuno di noi sa dall’esperienza della propria esistenza, morì per noi quando noi stessi eravamo ancora peccatori. Ossia senza chiederci nulla. Gratis. Semplicemente stando dentro al Getsemani del nostro peccato, senza fuggire dal nostro male, ma affermando sulla Croce un Bene più imponente di ogni morte.

La libertà di Umberto, così ribelle e così anarchica, si trova adesso davanti alla forza della Misericordia di Dio. E c’è da scommetterci che, in questo anno Santo, essa rivivrà il miracolo di essere amata. Fino a far piangere anche lui, il grande oncologo rimasto orfano da piccolo che, nella sua rabbia e nel suo livore verso la Chiesa, cercava in fondo solo di ritrovare Suo Padre.

fonte: Il Sussidiario 9/11/2016

Adeguarci

Ok Antonio. E i giornali ci “mandino a dire” ciò che credono…

Berlicche

“La società ci costringe ad adeguarci”

L’ho sentito stamattina alla radio, detta da una autorevole commentatrice durante un’intervista.

Costringe? Che è questa società, che ci schiavizza? Che ci fa “adeguare”? O siamo liberi, o siamo schiavi di questo mostro senza volto. Chi la fa, la società? Chi la dirige? Chi cospira contro di noi, dunque? Chi mi associa a ciò che non voglio, decide in mia vece, così violentemente da non lasciarmi scampo?

Oppure quello che ci manca è solo la consapevolezza di essere liberi, perché liberati?
Solo se c’è qualcosa, Qualcuno più in alto dell’imposizione umana, che garantisce per noi, che ci salva, allora quella liberazione viene, è già qui.
E niente e nessuno può costringermi ad adeguarmi.

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