A noi spetta seminare il bene.

Anche pregando per gli sconosciuti.

Continuiamo volentieri, con il supporto autorevole di MARINA CORRADI, a pubblicare BUONE NOTIZIE.

Caro Avvenire,

sto leggendo in questi giorni un libro che racconta le vicende belliche svoltesi non lontano da qui, sul Monte Ortigara, il grande altopiano che si affaccia sulla Valsugana, durante la Prima guerra mondiale. Che macelli ci sono stati lassù! E gli uomini – o meglio, gli uomini dei gruppi di potere – continuano quei macelli. Mosul li ricorda tutti! Ma a noi spetta di seminare il bene, e lo possiamo fare in ogni momento. A me capita anche di fare questa esperienza: quando dalla finestra vedo passare una persona, anche sconosciuta, rivolgo al Padre una preghiera per quella persona, per tutte le sue necessità, che solo Dio conosce bene.

Antonio Giacomin, Belluno

Le ultime cinque righe di questa lettera da Belluno mi sono rimaste in mente. Chiusa la lettera – scritta a mano, vergata in bella calligrafia da un insegnante in pensione – ho continuato a pensarci. Il signor Giacomin, antico amico di Avvenire, legge un libro sulle tragedie della Prima guerra mondiale, che sui monti del Nordest è stata come ben si sa un massacro di giovani soldati. Ne resta impressionato – mi pare di vederlo, la sera, chiudere le pagine del volume con un sospiro pesante – e pensa come la Storia ineluttabilmente ritorni e si ripeta, a un diverso grado di longitudine e latitudine, e sempre gli uomini in qualche angolo del mondo si affannino ad ammazzarsi. Il signor Antonio constata la ampiezza e la gravità del male in cui viviamo immersi, e però non se ne lascia sopraffare. Continua a leggere