Imperfetto? «Aborto per 7 su 10». I numeri choc di Treviso: «Così stanno sparendo i figli Down»

De Zurbaran “Agnus Dei”

L’ETERE COSTA: NEMMENO L’ABORTO E’ ARGOMENTO DA TIGGI’!

NON SI CHIAMA SELEZIONE DELLA SPECIE?

Una casa sulla roccia

da Avvenire 11.03.18

E’ una denuncia choc quella che arriva da Treviso, profondo Nord Est. In una terra in cui le preoccupazioni economiche pesano meno che altrove e dove la natalità è considerata ancora un valore, sembra infatti vacillare il rispetto della vita ‘senza se’ e ‘senza ma’: sempre più spesso le giovani coppie rifiutano figli davanti a diagnosi di disabilità, persino eventuali.
I dati sono drammatici e negli ultimi anni hanno rasentato il 70%. Lo conferma il direttore dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Treviso, Enrico Busato. «Su dieci donne, sette interrompono la gravidanza quando vengono a sapere che il loro figlio potrà avere qualche imperfezione. Numerosi genitori, quindi, decidono per l’aborto». E questo vale, secondo Busato, per ogni forma di possibile disabilità, su tutte la sindrome di Down. «Li vediamo catturati dalla paura, temono di rimanere soli, considerano subito il figlio che portano in grembo un “peso”…

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Il nascituro e la coscienza che nasce dall’«evidenza» di un’ecografia.

“Betania’s Bar – in amicizia e allegria con Gesù”. E’ l'”insegna del nostro bar”. Potrebbe essere sottinteso “Insieme a Marina Corradi, in amicizia e allegria con Gesù”. E’ infatti, la brava giornalista, ormai presenza fissa da noi.

Sul numero di Avvenire odierno ci parla di vita: avvenimento caro a Lei e agli amici del Bar.

Caro Avvenire, l’altro giorno ci ha colpito un articolo della “Stampa” firmato Gianluca Nicoletti. Si parlava della immagine dell’ecografia del bambino atteso da una nota “influencer” di Instagram, ecografia postata in rete che ha raccolto oltre 500mila “mi piace”. Interessante che il giornalista si ponga in questa occasione dei problemi sui diritti del feto, che pure non riesce ancora a chiamare bambino. Interessante che si ponga anche una serie di interrogativi sul diritto alla “privacy” del bambino non ancora nato, sulla tutela della sua immagine: lo riconosce quindi come soggetto a tutti gli effetti. Se ci si preoccupa della sua “privacy” bisogna riconoscere che è titolare di diritti, quindi ancora di più è titolare del diritto dal quale scaturiscono tutti gli altri : il diritto alla vita. Oggi questo non è garantito a tutti i bambini non ancora nati, perché la loro vita potrebbe essere interrotta dall’aborto. Le stupende immagini delle nuove ecografie, come già all’inizio di questa tecnologia, ma ancor più adesso con il prodigio della vista in 3D e 4D, aprono gli occhi sul fatto che la vita inizia prima della nascita.

Luca e Paolo Tanduo

Un’ecografia di un feto di poche settimane commuove il web, perché si tratta del figlio di gente famosa. «Patato», «raviolino», lo chiamano inteneriti nel video su Instagram i giovani genitori. Il web impazzisce. Il bambino non ancora nato è già guardato e chiamato a tutti gli effetti come un bambino. Il collega della “Stampa” commenta: «Occorre che si cominci a prendere atto di questo fenomeno, la nostra ombra digitale inizia ad allungarsi sulla Terra prima ancora che ci sia dato di venire alla luce». Quest’«ombra» del nascituro Continua a leggere

L’ultima parola sul destino di un figlio non è solo una questione di misure.

Francisco de Zurbaran “Agnus Dei” 1635-40. Al Prado

Chiedo perdono, sono ripetitivo: reagisco a questo tipo di notizie in questi termini, i soliti termini…

Si chiama selezione della specie!

Quante gole ha tagliato l’Isis?

Complimenti ancora a Marina Corradi, quanto più la si frequenta tanto più la si apprezza. Da Avvenire di ieri.

Caro Avvenire,
ho letto con molto interesse e attenzione gli interventi pubblicati da Avvenire sul caso Charlie. Nella posizione dei genitori mi sono però particolarmente immedesimato, perché mi è accaduto di portare mio figlio (a due-tre mesi dal suo concepimento) dal medico. Così facevano tutti. Il medico voleva misurare mio figlio «perché si era ancora in tempo se le misure non fossero rientrate in certi parametri…». Peccato che sia io, sia mia moglie consideriamo la vita umana un dono e ci occupiamo di misure e probabilità all’Università di Torino. Il medico, pur con tutte le ragioni della medicina difensiva, è stato costretto a rispondere alla mia domanda «siamo in tempo per fare cosa?…» e prontamente è stato pagato e licenziato. Inconsapevolmente avevo portato mio figlio nella tana del lupo, ma siccome ero il responsabile di mio figlio ce ne siamo andati via. Il destino, la stessa vita di mio figlio era nelle mie mani e stava per essere posta in mani altrui sulla base di qualche tabella… Tutto questo per porre questa domanda: a chi spetta l’ultima parola sul destino di un figlio come Charlie, se i genitori sono giuridicamente capaci e vogliono tutelarne la vita? A Londra si è avuta l’impressione che spettasse all’ospedale e poi ai giudici (invocati dall’ospedale) impegnati a valutare la dignità di una vita.

Valter Boero – Presidente MPV, Torino

Sono passati vent’anni, ma nel ricordo è come fosse ieri. Aspettavo la terza figlia e il medico mi ordinò un’ecografia precoce, indicandomi anche lo specialista cui rivolgermi. Mi ritrovai in uno studio privato a Milano. L’ecografista esaminò a lungo, attentamente, le immagini in bianco e nero sullo schermo. Mi chiese la data d’inizio della gravidanza, poi me la chiese ancora. Infine Continua a leggere

Non si chiamava “selezione della specie”?

(Quante gole ha tagliato l’Isis?)

Entro il 2030 in Danimarca non ci sarà più nessun bambino affetto da Sindrome di Down

BENEDETTA FRIGERIO

Dal 2004, il governo danese ha reso la diagnosi prenatale gratuita per individuare i feti che presentano la Sindrome genetica ed eliminarli. Secondo il quotidiano locale Berlingske, grazie a questa iniziativa entro il 2030 la Sindrome di Down sarà scomparsa, nascendo ogni anno il 13 per cento di bambini in meno colpiti dalla malattia.
La Danimarca ha annunciato che entro il 2030 raggiungerà l’obiettivo di diventare uno Stato «Down Syndrome free». È stato infatti premiato Niels Uldbjerg, professore danese di ginecologia, che ha progettato l’eliminazione di feti difettosi. Il quotidiano Avvenire il 5 gennaio scorso aveva dato la notizia della spinta in avanti del governo danese, che già nel 2004 aveva stabilito come un diritto l’eliminazione dei “difettosi” rendendo per questo gratuito il ricorso alla diagnosi prenatale.
Secondo il quotidiano danese Berlingske, infatti, proprio grazie al perfezionamento della diagnosi prenatale entro il 2030 la sindrome sarà scomparsa. Uno studio pubblicato nel 2011 dimostra che nel 2004 è nato il 61 per cento di bambini in meno con la Sindrome di Down rispetto agli anni precedenti e dal 2005 i casi di neonati colpiti dalla malattia genetica sono scesi del 13 per cento ogni anno. Si stima quindi che entro il 2030 non ci sarà più nessun bambino Down.

fonte: Tempi 22/02/2012

Aborto, utero in affitto, famiglia. Renato Zero: «È l’ora della verità»

Per me Renato Zero significa: “Il triangolo no, non l’avevo considerato”. Perché non lo conosco. Leggere l’intervista di LUCIA BELLASPIGA (mica paglia!) vuol dire scoprire una mente che pensa. E scopriamo Che pensa!

In «Zerovskij», un doppio album e da luglio uno spettacolo teatrale, il cantautore prende posizione sui valori al centro del dibattito: «La coscienza in alcuni pare essersi addormentata»

Una strana stazione ferroviaria senza luogo e senza epoca, diretta da Zerovskij, misterioso capostazione che regola il transito dei treni e interroga i passeggeri, Amore, Odio, Tempo, Morte e Vita: non più concetti astratti ma personaggi in carne ed ossa, pronti a un confronto tenero e spietato con i due viaggiatori di sempre, quegli Adamo ed Eva che siamo tutti noi… Continua a leggere

«Sono Down e non mi fa problema. Perché ci impedite di parlare in tv?»

Sindrome di Down. Pubblicità "Cara futura mamma"
Sindrome di Down. Pubblicità “Cara futura mamma”

Sette persone affette da sindrome di Down hanno difeso ieri davanti al Consiglio di Stato francese la propria libertà di espressione, dopo che il Csa (autorità del settore audiovisivo) l’aveva tolto loro con motivazioni incredibili.

Il 96 per cento dei bambini con trisomia 21 viene abortito prima della nascita.

LEONE GROTTI

CARA FUTURA MAMMA. Tutto è cominciato nel 2014, quando diverse associazioni, tra le quali la Fondazione Jerome Lejeune, hanno realizzato e diffuso in televisione lo spot “Cara futura mamma” (in alto, un fotogramma), per «mostrare che è possibile essere orgogliosi delle persone con trisomia 21 e che queste possono inserirsi nella società e riuscire nella vita malgrado le difficoltà». Una pubblicità bella e positiva. Ma il Csa (Autorità Settore Audiovisivi n.d.B’sB) ha rimproverato le sei emittenti televisive che l’hanno trasmessa perché Continua a leggere

L’ISIS non vuole i down. Come l’Europa

Mi associo volentieri al commento proposto dall’amico Luca Zacchi:

“Sentinella, quanto resta della notte?”

(Isaia 40,9ss.)

Giuliano Guzzo

isis

La panna montata della retorica occidentalista – tornata di tendenza dopo le stragi parigine – va assaporata in fretta, il più in fretta possibile. Altrimenti, come accade anche alla migliore delle panne montate, c’è il rischio che si smonti

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