Si può vincere anche senza arrivare primi.

sportLo sport come dovrebbe essere, occasione di promozione umana (Lidia).

di Massimo Achini

«L’essenziale è invisibile agli occhi». Tutti, almeno una volta, si saranno imbattuti nell’arcinota frase del Piccolo Principe. Una verità che vale anche nel mondo dello sport. I riflettori ed i flash sono sempre accesi e puntati su chi arriva primo, vincendo una gara importante, un campionato, una medaglia che conta. Non si tratta, però, degli unici che “ce la fanno”. Il mondo dello sport è abitato da un popolo di persone che “vincono senza arrivare primi”.
Sembra non accorgersene nessuno. Sembra che questi successi siano invisibili a chi ragiona solo con l’alfabeto del successo. In realtà parliamo di Continua a leggere

Finalmente un po’ di sport!

 

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Chi non se la ricorda questa foto? L’abbiamo vista tutti in diretta da Madrid la sera di quell’11 luglio 1982!

Che festa per le strade di tutti i paesi e le città di Italia! Finalmente, dopo il periodo buio degli anni 70, la gente tornava nelle strade con la volontà di riappropriarsi di quegli spazi pubblici, che, solo qualche anno prima, si aveva paura di percorrere e di vivere. Ritorna a sventolare, anche (e soprattutto) nelle mani dei giovani, il Tricolore.

Non era la prima volta che, nel nostro Paese, lo sport riaccendeva la speranza e riuniva sotto un unico colore gli Italiani.

Era già successo quasi 35 anni prima quando si visse la paura di una nuova guerra civile: il 14 luglio 1948 il segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, veniva colpito da tre colpi di pistola; subito in diverse località sorsero spontanee manifestazioni di protesta: il rischio di insurrezione era da allarme rosso. Anche se fu probabilmente l’intervento dello stesso Togliatti a sedare le folle, la leggenda vuole che un ruolo decisivo in tutta la faccenda l’abbia avuto anche la vittoria al Tour de France, in quegli stessi giorni, di Gino Bartali, che avrebbe fatto sbollire la rabbia dei militanti comunisti.

Questo è lo sport che vorrei vedere, di cui vorrei sentir parlare: uno sport che, anziché dividere, riunisca tutti gli italiani, a qualsiasi colore politico appartengano; uno sport che, in una situazione socio-politica difficile come quella che stiamo vivendo, ci ridia l’orgoglio di sentirci italiani, di cantare a squarciagola quell’inno che tanti criticano, ma che sono fiera di poter cantare.