Manca. Ma questo è il mio Te Deum!

Di che è mancanza questa mancanza,

cuore,

che a un tratto ne

sei pieno?

di che?

…si chiede Mario Luzi in “Di che è mancanza questa mancanza“.

Ce lo siamo chiesto anche noi, tra amici, ragionando attorno al libro di Franco Nembrini “L’avventura di Pinocchio“, proprio qualche sera fa.

Pinocchio, preso per mezzo libro a fuggire il Padre, pardon: il babbo, per l’altra metà si affanna nel cercare di tornare da lui, pardon: da Lui.

E che cercava fuggendo, e poi, tentando di tornare? Quale mancanza, lui, cercava di colmare? Di che mancanza era pieno il suo cuore? Di che mancanza è pieno il mio?

La mancanza è Cristo!

Il cuore è pieno della mancanza di Cristo. Questa è la consapevolezza che ho maturato più… pienamente quest’anno. E di questo ringrazio Dio e gli Amici.

Ma il… bello potrebbe cominciare, comincia,  proprio ora. Il percorso per la Familiarità con Gesù è tutt’altro che lineare. E per questo chiedo aiuto a Dio e agli Amici.

Ma Te, Deum, laudo!

Non horruisti uterum.

La fontana del villaggio

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Quando posso mi fa piacere pregare la liturgia delle ore nell’originale latino, in modo da godere pienamente dei testi proposti alla meditazione e alla preghiera. Così qualche giorno fa mi sono fermato a considerare il testo del Te Deum, il bellissimo inno di ringraziamento che recitiamo almeno ogni Domenica nell’Ufficio delle Letture.

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Te Deum 2016

Gaudenzio Ferrari "Angeli musicanti" - Santuario di Saronno (Va)
Gaudenzio Ferrari “Angeli musicanti” – Santuario di Saronno (Va)

Ecco il “Te Deum” del nostro Giordano. Una persona di cuore. Grazie!

L’inizio è stato la “penitenza” assegnatami dal mio confessore circa un anno fa: trovare ogni giorno un motivo di ringraziamento, almeno fino a totalizzare dieci “grazie” (ogni riparazione deve essere a termine!)
Così ho cominciato – oltre i 70 vi può ancora essere un incipit – a capire che il nuovo, il gratuito si può trovare se lo si cerca attivamente.
Mi pare interessante anche il passo seguente: per riconoscere il dono devo in qualche modo generarlo. Detto altrimenti: Dio non pone sulla mia strada doni bell’e confezionati, come fa Babbo Natale; invece, rispettoso fino all’estremo della mia libertà, vuole la mia collaborazione o, meglio, la mia disponibilità.
Ma vedo anche il rovescio della medaglia: non sono io a forgiare con le mie mani il bene di cui ringraziare.
L’esperienza concreta risolve la contraddizione logica.
Il bene si genera nell’ incontro di due libertà, quella assoluta di Dio e quella che rimane in me dopo aver tolto i condizionamenti della mia azione.
Non è possibile stabilire quale sia la mia parte e quanta la Sua, semplicemente perché misurare la libertà non si può.
Devo fare tutto il mio possibile, ma intuisco che il bene è:
suggerito da Lui e intravisto da me,
cercato da me se Lui me ne dà nostalgia,
trovato per sua Grazia quello generato da Lui per me.
“Non ho beni nativamente miei” non è considerazione che annichilisca la mia persona, al contrario le dona spazi di libertà inattesi, che sono la fonte più genuina della letizia. Te Deum laudamus!

Giordano Tasca

Il mio “Te Deum”. Semiserio.

Vorrei tentare oggi di ringraziare il Signore per ciò che non ho ricevuto. Operazione temeraria: se ci si cimenta una persona “media” come me – non ho il coraggio di lasciare il “mediocre” che ho scritto e cancellato più volte – finisce per fallire in un triste elenco di lamentele col vestito della festa. nessuno-mi-amaUn sincero ringraziamento per la mia povertà… Mizzega, da che parte si comincia!?

Provo! Ringrazio il Signore per gli amici che hanno trascurato, per l’ennesima volta, la data dell’anniversario di nozze mio e della Susi (sì, è stato ieri…). E anche per quando, proprio loro, mi hanno detto in faccia dei miei difetti. Di questi fatti, giurin giuretta, sono davvero grato, a Lui e a loro. Serve a ridimensionare il mio (non proprio smisurato, come potrei millantare tanto!?) ego. Penso che di questo si possa, si debba, sempre ringraziare. Io, debba sempre ringraziare! Il mio debole è il “bisogno” di un riscontro della stima altrui per ciò che sono, che faccio, che dico. Se qualcuno mi coglie “in castagna” è come mi richiamasse a mettere a fuoco “Altro”. Per quando mi sono reso conto che l’altro è più importante di me, ecco: di questo ringrazio veramente il Signore!

Buon anno nuovo! Maurizio

“Te Deum”, perdono.

mr. BanksNormalmente non ritardo. La mia puntualità vorrebbe, dico vorrebbe, dire 5 minuti di anticipo.

Invece con la Riconciliazione, inteso come sacramento, “porto” normalmente un certo ritardo, come i voli «low cost».

Anche con il mio Te Deum pubblico sono, credo, ai limiti. E vorrei riempirlo di richieste di perdono.

Al Signore, quando voglio far coincidere la mia volontà con la Sua.

Alla mia famiglia. Ieri ho visto il film “Saving Mr. Banks”: ho sempre la sensazione di aver bisogno anch’io di una Mary Poppins (mia moglie?) che venga a salvarmi…

Ai miei amici. 

E chiederei di venire a sapere delle mie mancanze direttamente da chi amo così tanto e non dedurli dall’intensità della penitenza…

Buon anno… Santo.

Maurizio

Te Deum laudo …

per il dono della famiglia: è il luogo privilegiato dove quotidianamente re-imparo il significato di dono e di perdono, di dialogo e di comprensione;

per il dono della fatica: è il luogo dove mi fai comprendere quanto sia inutile confidare solo sulle mie forze e quanto il cammino diventi un po’ più facile se invece mi appoggio a Te;

per il dono delle cadute: sono il luogo dove incontro sempre il Tuo sguardo pieno di misericordia e amore;

per il dono dei piccoli grandi tesori che mi fai trovare negli angoli più impensati e nelle svolte della vita: sono segni tangibili della Tua benedizione.

Marina Corradi. Grazie per la mia buia sorella.

strada-buio-shutterstock_354086018Marina Corradi ci ha accompagnato coi suoi articoli diverse volte nell’attività del Betania’s, e le vogliamo bene. Perché è una giornalista corretta ma soprattutto è una donna seria, coraggiosa e orientata al Signore.

Anche Marina ha il coraggio di ringraziare il Signore per qualcosa che le manca. Per noi è una testimone. E ci proponiamo di pregare anche per Lei.

Te Deum laudamus per questa malattia, la mia sorella oscura.

È aspra, dura, petrosa. Svuota e distrugge e incenerisce tutto. Senza di lei però sarei più sciocca e più cieca. Non avrei riconosciuto Cristo.

Ci ho pensato, ho fatto i miei conti.

Credo, quest’anno, di dover ringraziare per questa malattia.

Io sono una bipolare, ho la sindrome bipolare. Brevemente, è un serio disturbo dell’umore, che fluttua senza controllo da picchi di euforia alla più plumbea depressione. (A dire il vero io di picchi di euforia non ne vedo Continua a leggere