GUAI in vista se…

Ovvero: Niente equivoci, nessuna possibilità di fuga. Grazie Lucetta, grazie don Gigi!

"Semplicemente insieme" Lucetta

VANGELO della VI^ DOMENICA del Tempo Ordinario – Lc 6, 17.20-26
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la…

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Buona, pigiata, colma e traboccante.

misuraNel caso non si capisca quale sia l’entità della “posta in palio”… Ciò che ci sarà dato sarà di una misura buona; macché buona, addirittura pigiata; no, scusate, pigiata e rasa; anzi, di più: colma; colma? Ma colma è poco: facciamo traboccante! Esiste una quantità più che traboccante? 

Fa quasi sorridere l’uso dell’aggettivazione man mano più… generosa. Un’entusiasta operazione di marketing “ante litteram“. Manca solo, in fondo, “alla modica cifra di…” No, la modica cifra è indicata all’inizio della frase. Due atteggiamenti da non tenere, basta astenersi; e il perdono. Punto. Non c’è da lavorare, non c’è da spendere né da rischiare. Due cose da non fare e una da fare, gentili Signori!

“Non giudicate e non sarete giudicati;

non condannate e non sarete condannati;

per l'amor di Dioperdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato: una misura buona,

pigiata, colma e traboccante vi sarà versata

nel grembo, perché con la misura

con la quale misurate, sarà misurato

a voi in cambio.!”

Lc. 6,37-38

Il mio lavoro di artigiano.

far felici gli altri (2)“La Creazione è incompleta:

siamo al mondo per servire!”

“Uscito dalla Sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.” Luca 4,38-39

“Solo uno sciocco non capisce quanto è bello servire.” Luca Doninelli

Gruppo d’ascolto: il buon ladrone.

ladroneSettimo incontro del gruppo d’ascolto (Lc. 23, 32-43)

Qui stupisce la profonda comunione di Gesù con i peccatori: non distingue più se stesso e il proprio destino da quello dei peccatori. Gesù si è fatto peccato. L’abbassamento ha raggiunto il suo vertice. Solo contemplando questo mistero intuiamo che cosa sia la misericordia di Dio.

Stupisce l’amore per il nemico che qui si realizza. Che cosa ama nel nemico? Non ciò che fa o ha fatto, ma il suo destino, cioè ciò per cui è fatto. Se ciò per cui è fatto è Cristo allora non è un nemico!
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Gruppo d’ascolto. Zaccheo.

logo anno della misericordia Sesto incontro del gruppo d’ascolto. (Lc 19, 1-10) Gesù accoglie la disponibilità di Zaccheo. Zaccheo diviene disponibile quando capisce di aver bisogno. “Gesù è disponibile alla sua disponibilità.” (dagli appunti preparati per noi da don Fabio)

Insieme alla parabola del Samaritano e del padre misericordioso questo racconto si può considerare un “Vangelo nel Vangelo”, nel senso che ne esplicita gli elementi fondamentali.

Il centro è “il desiderio di vedere” di Zaccheo Continua a leggere

Ancora il fariseo e il pubblicano: una prospettiva originale.

CristoRiceviamo dal nostro Giordano il suo commento al più recente gruppo d’ascolto:

(Lc. 18, 9-14) 9Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Dopo aver letto il testo del sussidio diocesano e due o tre altri trovati in rete, ho deciso di seguire la traccia di un articolo comparso nel 2008 su Tracce. L’autore è Josè Miguel Garcia, di cui parecchi anni fa ho letto un libro, che mi aveva interessato molto: ‘La vita di Gesù nel testo aramaico dei vangeli’.
Nel brano che abbiamo davanti Garcia individua una difficoltà: quello che conosciamo dei farisei rende poco probabile che uno di essi tollerasse la compagnia di pubblicani, meno che meno quando saliva al tempio per pregare; essi evitavano con cura scrupolosa il loro contatto. Il nostro testo, d’altra parte, non dice mai esplicitamente che i due uomini si recarono insieme Continua a leggere

Gruppo d’ascolto. Il fariseo e il pubblicano.

lassù qualcuno mi amaQuinto incontro del gruppo d’ascolto (Lc. 18, 9-14)

Le opere del fariseo sono vanificate del giudizio spietato nei confronti del pubblicano: amore di Dio e amore per il prossimo sono strettamente uniti.

C’è il verso di una poesia di Peguy che, paradigmaticamente, definisce il messaggio di questa parabola: ” Le persone «oneste» non si lasciano bagnare dalla Grazia.”

9Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

COME POSSIAMO AIUTARCI?

  • Abbiamo momenti in cui ci rivolgiamo a Dio con fiducia, mettendo nelle mani del Signore la nostra vita e riconoscendo la verità della nostra esistenza?
  • La grandezza della vita spirituale si misura proprio dalla coscienza della propria debolezza e dei propri peccati. Ci sentiamo bisognosi di Dio e della Sua misericordia?
  • Spesso le persone religiose assumono l’atteggiamento di essere giudici del male commesso dagli altri. Corriamo anche questo rischio?
  • Abbiamo sperimentato l’infinita bontà del Padre che ci ha accolti, abbracciati e toccati?

 

VI d’Avvento. Schegge di don Fabio Coppini.

Botticelli Annunciazione di Cestello" 1489 - 90. Uffizi
Botticelli Annunciazione di Cestello” 1489 – 90. Uffizi

Luca 1,26-38a “Ecco concepirai un Figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.”

«La S.S. Trinità, un solo Dio in tre Persone, manda sulla terra un suo Messaggero, Gabriele.
Un’immagine poetica: da un balcone del Paradiso la Trinità, affacciata, si chiede chiede come risponderà Maria. Pronuncerà il suo “fiat“?
Maria risponde “sì” e imprime una svolta alla Storia del mondo. Non avremmo conosciuto la Bellezza espressa attraverso la Cristianità.
“Come può accadere questo?” Essa vuol capire fino in fondo se ciò che sta accadendo sia un Bene per Lei. Continua a leggere

Gruppo d’ascolto. Lazzaro e il ricco.

ascolto 4Quarto incontro del gruppo d’ascolto. (Lc. 16, 19-31).  Argomento non facile. Ci è ricordato che si tratta di una Parabola, il suo scopo non è quello di descrivere la vita dopo la morte.

Qui il Signore ci chiede di aderire a Lui liberamente.

Poi la scoperta dell’infinita misericordia del Padre non può che diventare attenzione ai poveri, altrimenti è vuota retorica. Occorre abbandonare la propria logica per abbracciare quella del Padre che è tutta improntata alla Continua a leggere

IV d’Avvento. Don Giacomo Rossi.

Caravaggio (?) Narciso. 1597-99 - Roma - clicca per ingrandire
Caravaggio (?) Narciso. 1597-99 – Roma – clicca per ingrandire

Is 4,2-5; Sal 23; Eb 2,5-15; Lc 19,28-38

C’è un filo comune che unisce queste letture: in tutte si parla di “onore”, di “gloria”, di “potenza”… e al tempo stesso si racconta di un sangue versato, di un sacrificio, di un compito oneroso che si attende. Potremmo dire: luce e ombra, promessa e anche desiderio non subito compiuto. Isaia è chiaro: ci sarà un momento dove Dio si vedrà (la gloria di Dio) ma pure questa esperienza passerà per un fuoco, per un sangue, per una fatica. Così la lettera agli Ebrei: tutto ci è stato sottomesso però al momento presente ancora non vediamo che ogni cosa è a Cristo sottomessa. E questo “essere tutto a lui sottomesso” passa attraverso una sofferente incarnazione (“rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza”). E il Vangelo richiama la stessa ambivalenza della gloria: Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme, ma per dare la vita. Continua a leggere