Guardare dal finestrino

Prendo il treno. Viaggio per lavoro.

Ma il treno l’ho sempre amato, fin da piccola, a sentire i racconti in famiglia.

Oggi trovo una rivista, la sfoglio e sembra sia lì per me.

C’è un’intervista ad Antonio Spadaro.

Leggo avidamente e annoto:

Per sapere dove si è arrivati nel viaggio di tutti i giorni, dobbiamo renderci conto da cosa siamo circondati.”

Penso alla globalizzazione e finisco allo smartphone, che ha pure la funzione di geo-localizzarti, per ‘trovare i tuoi amici nelle vicinanze’.

Non è che poi finiamo solo per guardare il nostro puntino, noi stessi?

“La nostra capacità di discernimento si attua se riusciamo a guardare con attenzione la realtà. Quando siamo in treno, noi siamo la realtà che si muove, noi siamo in movimento.

E guardare dal finestrino la vita, può essere molto utile, perché è un’occasione in cui ci dimentichiamo di noi stessi e possiamo guardare il panorama.”

E il panorama è immenso ed è bellissimo!

Chiudo la rivista, sono in pace. Certa che anche questo viaggio mi riserverà grandi cose.

Sentirsi irrequieti, desiderare di essere altrove, partire e scoprire che “no, non è nemmeno qui”.

un-millesimo-di-inquietudine-2015-5-638Condivido, con un certo orgoglio, l’irrequietezza, l’inquietudine di Marina Corradi. Una di noi.

MARINA CORRADI

Da tutta la vita mi prende certe mattine una irrequietezza, come la necessità assoluta di andare in un luogo diverso da quello in cui mi trovo. Si impadronisce di me l’idea che, se fossi in quella data città, o se vedessi il mare, sarei felice: e che quell’accidia, quella malinconia che ho sempre addosso se ne andrebbero, se fossi altrove.

Tante volte, fin da quando ero ragazza, ho ubbidito a questo istinto di partire, da sola, sospinta dall’idea che “laggiù” sarebbe stato diverso, oppure, addirittura, sarei stata diversa io. E sono partita per Continua a leggere

No Martini … no party

… nel senso che non si parte … (almeno così è stato per me!)

Ma procediamo con ordine …

Mi è sempre piaciuta la metafora del viaggio per descrivere l’esistenza dell’uomo; come diceva Oliver Clement: “La vita non è altro che un pellegrinaggio verso il luogo del cuore”.

Ecco sulla carta nautica del quotidiano, noi, capitani della nostra imbarcazione, siamo chiamati a tracciare la rotta della nostra esistenza, il nostro cammino personale. E, per mantenere la rotta, ci orientiamo osservando la posizione del Sole, della Luna, della Stella Polare.

Ma quando il cielo è nuvoloso? Quando la nebbia avvolge la nostra barca? O, ancor peggio, quando la tempesta sembra così violenta da poter sfasciare il nostro scafo? Cosa fare?

Ecco che, come per i navigatori di un tempo, abbiamo a disposizione almeno due strumenti fondamentali per la navigazione, anche, e soprattutto, in acque non proprio calme: la bussola e il sestante.

Ma un credente dove li può trovare? Semplice:

  • la bussola, che ci auita nell’orientamento, è la Parola letta, pregata, ma soprattutto vissuta;
  • il sestante, che serve per ritrovare la nostra posizione sulla mappa, è il discernimento, questo dono dello Spirito che ci aiuta a riposizionarci sulla giusta rotta.

 

Se dopo tanti anni, sono ancora in viaggio, anche dopo aver provato la violenza della tempesta, e se riesco ancora a gustare ogni giorno il fascino di questa navigazione, un grande GRAZIE va ad uno dei fari che ha illuminato la mia rotta …

martini

 

P.S.: grazie a Stefano per il suggerimento del titolo!

 

Addio Itaca * 2. La vita è viaggio o destinazione?

Questo pellegrino, a mio parere, non prova nostalgia di nulla. A Itaca non ha nessuno e niente: moglie, figli, casa. Almeno nessuno e niente che gli faccia provare nostalgia. Anche se qui la prospettiva può essere un’altra: il viaggio è la vita e Itaca la morte. Probabilmente la morte nera. Poco Dante, niente Infinito.

Ecco la poesia Itaca di Kostantinos P. Kavafis:itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro. Continua a leggere