Cripta Santo Sepolcro. Alle origini di Milano.

criptaNuovo contributo segnalato dalla nostra Lidia che commenta: «Milano, fonte continua di arte e religiosità.»

Riapre la chiesa sotterranea. Da cinquant’anni era chiusa al pubblico.

ANDREA D’AGOSTINO

Da ben cinquant’anni era inaccessibile. Dopo un lungo restauro, la cripta della chiesa del Santo Sepolcro riapre al pubblico che potrà così riscoprire uno dei tanti gioielli di Milano caduti nell’oblio. Cinquant’anni, mezzo secolo, sono tanti. «È come se due generazioni di milanesi non ci fossero mai state», ha detto la soprintendente Antonella Ranaldi. Eppure le radici della città affondano proprio qui, come si ricordò Leonardo da Vinci: in un disegno nel Codice Atlantico, raffigurante una mappa cittadina, l’artista tracciò al centro un quadratino indicando proprio la chiesa come il ‘vero mezzo’ di Milano, cioé il vero centro. E san Carlo Borromeo, che vi si recava spesso a pregare, la definì ‘l’ombelico della città’.
Un luogo carico di storia, tra l’Ambrosiana e piazza San Sepolcro, sopra l’antico Foro romano. Scendendo i gradini, il visitatore sarà riportato indietro di secoli; di millenni, se si pensa che la pavimentazione, in marmo proviene dal Foro e risale all’epoca di Augusto. Poi, spostandosi al centro, si arriva all’epoca di san Carlo, rappresentato da una statua in terracotta seicentesca, inginocchiata davanti ad un sarcofago medievale che riproduce il sepolcro di Cristo: secondo la tradizione, al suo interno veniva posta la terra che i Crociati prelevavano dalla Terrasanta. E qui si torna di nuovo indietro nel tempo: la chiesa in origine era intitolata alla Santissima Trinità, ma dopo la riconquista di Gerusalemme, nel 1100, venne dedicata al Santo Sepolcro. Sul lato opposto è esposta invece una copia a grandezza naturale della Sacra Sindone, realizzata dall’arcidiocesi di Torino: la teca e l’illuminazione, ha ricordato monsignor Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sono stati realizzati da Lumen Center, che da tempo collabora con la pinacoteca e che quest’anno festeggia i 40 anni di attività.
I restauri, comunque, non sono finiti: oggi si conclude il primo lotto – al momento sono già stati spesi 200mila euro, di cui 140mila dalla Regione e dalla Fondazione Cariplo – ma il costo complessivo è di due milioni. Come spiega l’architetto Gaetano Arricobene, questa fase ha riguardato la pavimentazione e il ripristino dell’accesso esterno (prima si entrava dalla chiesa soprastante o dalla Biblioteca) dal cortile Mantovani, in via Cardinal Federico. «Bisognerà poi pensare alle pitture murali; le decorazioni sono assai rovinate».
La cripta sarà aperta ora tutti i giorni, dalle ore 12 alle 20, biglietto d’ingresso 10 euro.

Dal Foro romano di Mediolanum a san Carlo, una vicenda che si snoda per duemila anni

L’isolato della chiesa ricopre perfettamente la zona centrale dell’antica Mediolanum, all’incrocio tra cardo e decumano. L’origine della chiesa risale al 1030, quando un monetiere di nome Rozzone fece costruire sull’antico Foro romano – dove c’era anche la Zecca – una chiesa, che l’arcivescovo Ariberto di Intimiano consacrò alla Santissima Trinità; nel 1100, dopo la riconquista di Gerusalemme da parte dei crociati, divenne chiesa del Santo Sepolcro. A confermare questa titolazione è la presenza nella cripta dalla copia del sepolcro di Cristo, opera di un maestro campionese di inizio 1300. Sempre all’interno, oltre alla statua seicentesca di san Carlo Borromeo (che aveva scelto la cripta come luogo di preghiera, ogni mercoledì e venerdì) c’è una curiosa scultura in rame, raffigurante una grande palma, albero simbolo della sapienza: venne commissionata nel 1616 dal cardinale Federico Borromeo agli scultori Gian Andrea Biffi e Gerolamo Olivieri come fontana. A ottobre, invece, tornerà esposto nella chiesa superiore il complesso scultoreo del Compianto (in origine situato nell’abside della cripta), attualmente in restauro negli uffici della soprintendenza.

fonte Avvenire 12/03/2016

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