Luca, il “bravo medico”

Oggi 18 Ottobre ricorre la festa di San Luca, uno dei miei santi ed evangelisti preferiti.

Luca (o Lucio) è greco (probabilmente di Antiochia).

Non ha conosciuto direttamente Gesù (come noi), ma se ne innamora ascoltando la Buona Novella raccontata dai testimoni.

E vuole approfondire. Intervista le “fonti dirette” (apostoli e discepoli), compresa Maria, da cui apprenderà notizie preziose sull’infanzia di Gesù (arricchendo quindi il Vangelo di Marco, ripreso in larga parte nel suo primo testo).

Rimane accanto a Paolo durante il secondo e terzo viaggio missionario di quest’ultimo. A Gerusalemme è testimone dell’arresto di Paolo che poi accompagna nel trasferimento da Cesarea di Palestina a Roma. Durante la seconda prigionia romana, è l’unico a rimanergli a fianco.

La tradizione ce lo consegna come un medico. Tre sono gli indizi che confermano questa tesi.

Anzitutto la testimonianza di Paolo (“Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema.” (Col 4, 14)).

In secondo luogo Luca, copiando il brano di Marco della guarigione dell’emorroissa (Mc 5, 25-34), omette la frase “aveva molto sofferto per opera di molti medici” (Lc 8, 43). Probabilmente una “difesa della categoria”.

Da ultimo, nel racconto dell’agonia del Getsemani, Luca è l’unico ad introdurre un particolare: “Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra.” (Lc 22, 44)

Luca non sta descrivendo qualcosa di “miracoloso”, bensì un fenomeno medico: l’ematoidrosi. Ovvero, dal vocabolario Treccani, “emissione di sudore sanguigno in seguito a emorragia nel lume delle ghiandole sudoripare, riscontrabile nel corso di stati emozionali intensi e di disturbi circolatorî”.

Se la tradizione ci consegna la sua professione, è Dante Alighieri a catturare l’essenza di ciò che Luca ci lascia. Egli lo descrive come “Scriba mansuetudinis Christi”, ovvero scriba della mansuetudine di Cristo. E ciò fa il paio con l’animale dell’Apocalisse a cui di solito associamo questo evangelista: il bue.

Possiamo immaginare che il Luca greco e pagano, impregnato della religione greca dove gli dei rivaleggiano con gli uomini per condotte poco edificanti, sia rimasto sconvolto dal Vangelo della Misericordia predicato da Gesù.

Le parabole che inserisce ai capitoli 15 e 16 (la pecora smarrita, la dracma perduta, il padre misericordioso, …) sono tutte aggiunte originali rispetto agli altri Vangeli e raccontano bene lo sguardo di amore e misericordia che Dio ha sui suoi figli.

Anche la sua Passione è caratterizzata da questa sensibilità, discostandosi un poco rispetto a Marco e Matteo. Quella di Luca p una Passione tutt’altro che cruenta. Il sangue è presente solo nella lotta del Getsemani già citata poco fa. Dopodichè tutto diventa esplosione dell’azione salvifica del Messia mansueto: Gesù riattacca l’orecchio al servo del sommo sacerdote (Lc 22, 51), Erode e Pilato diventano amici (Lc 23, 12), il ladro vince il Paradiso (Lc 23, 43). E Gesù muore senza grida, ma semplicemente riconsegnando il proprio Spirito al Padre.

Luca è anche autore del “secondo libro”, il testo che chiamiamo “Atti degli Apostoli”. Ovvero, il racconto meraviglioso della prima Chiesa che cerca di capire come fare a mettere in pratica la spinta missionaria richiesta dal Maestro, con lo Spirito Santo che sprona, precede, supera apostoli e discepoli. Un’avventura incredibile tutta da leggere, una ventina di persone che in pochi anni cambieranno la storia del nostro pianeta portando il messaggio di un “ebreo marginale” (definizione del biblista John Meier) in tutto il Mediterraneo.

Auguri di cuore a tutti coloro che portano il nome di Luca e a lui una preghiera: Luca, che come noi non hai veduto, ma hai creduto, prega il Signore per noi affinchè proviamo nel nostro cuore il tuo stesso amore e stupore per la Sua Parola.

Gabriele Guzzetti

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