Procedure

procPer me, vent’anni fa, da studente di giurisprudenza, e poi da praticante avvocato, parlare di “procedure” riguardava procedura penale e procedura civile.. in parole povere, le regole del sistema processuale italiano.

Qualche anno dopo, “procedure” sono diventati concetti più ampi: comportamenti regolamentati da seguire (i comportamenti dei dipendenti di una ditta da classificarsi ai fini della certificazione di qualità, o le “procedure” da individuare e da rispettare per la sicurezza sull’ambiente di lavoro ai sensi della c.d. legge 626.

Qualche anno fa ho incontrato il termine “procedure” quando una persona del settore mi accennava che esistono piani per la sicurezza aeroportuale dove ciascuno conosce con precisione come deve comportarsi, in situazioni di emergenza: azioni da svolgersi senza smanie da supereroe, magari anzi un compito apparentemente insignificante.

Chi ha preparato il piano ha pensato a tutto ed ha la visione generale: ci si conceda pure di ritenere poco utile quel comportamento richiesto, ma a questo ci si attenga! Semplice e logicissimo !

Ieri ho pensato al termine “procedure” quando mi sono chiesto come sia stato possibile che un uomo sia riuscito ad entrare armato in Tribunale a Milano.

Non voglio (e non potrei) affrontare questo tragico evento; però ho incominciato a pensare, prescindendo dall’accaduto, e voglio condividere una riflessione: mi sono reso conto che con il passare degli anni è cambiato il mio modo di considerare questa parola.

Anni fa, molto più giovane e con vari interessi, “procedure” era una questione di “regole” da seguirsi. Lo è ancora. Però ora, complici le esperienze di marito e padre, di lavoro, di uomo inserito nel vivere quotidiano che mi circonda, traduco “procedure” in “responsabilità”.

Compiti da tenersi sul lavoro e nella vita familiare e col prossimo, occasioni e comportamenti che possono sembrare insignificanti da cui però non possiamo derogare, doveri (anche piccoli) che dobbiamo eseguire con il massimo impegno, costanza e nel rispetto degli altri.

Molto più che regole, perciò!

Perché non possiamo demandare agli altri, perché il destino nostro e di altri dipende anche da noi stessi, perché nel nostro piccolo rivestiamo chissà quanti ruoli, a seconda delle situazioni: responsabilità !

Una parola che a volte credo desueta, ma anche parola di una rilevanza straordinaria per ciascuno di noi.

Soprattutto, se penso che c’è “Qualcuno” che ha pensato a ciascuno di noi, mi viene da pensare che “responsabilità” sia coniugabile anche con “occasione da non perdere”, perché sono convinto che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a realizzare qualcosa di “Grande”.

Stefano Vanoli

Un pensiero su “Procedure

  1. Sono d’ accordo con te,
    penso che ciascuno debba fare quello che sa fare, o quello a cui è chiamato a fare nel miglior modo possibile, anche solo per il gusto di fare bene le cose.
    Forse anche il soffitto della scuola o il viadotto non sarebbero crollati.

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