Protagonisti siano i poveri.

"Le serviteur de Dieu." Joseph Wresinski
“Le serviteur de Dieu.” Joseph Wresinski

 

Ecco un articolo, come ci ha abituato Lidia, dal taglio particolarmente originale. Sulla povertà.

Una vita spesa per un aiuto vero al povero; un esempio che ci fa cambiare mentalità per aiutare a nostra volta. 

CLAUDIO CALVARUSO
Il 14 febbraio è l’anniversario della morte di padre Joseph Wresinski, il fondatore del Movimento internazionale di lotta contro la povertà Atd-Quarto Mondo. Nato da famiglia molto povera, padre Joseph (12 febbraio 1917-14 febbraio 1988) venne destinato giovanissimo come parroco in una bidonville vicino Parigi popolata da famiglie in miseria. In comunione con loro ideò il ‘suo’ Movimento la cui strategia di contrasto della miseria è fondata sulla condivisione delle condizioni di vita e sulla difesa della dignità dei poveri, nonché sulla certezza della loro missione di protagonisti principali di tali impegni. Si tratta di pilastri e di vere e proprie chiavi di volta nella lotta alla povertà che oggi – alla luce delle prime misure annunciate dal governo italiano a sostegno dei poveri – sono di grande attualità. I poveri rappresentano un ‘popolo’, afferma padre Joseph, all’interno del quale tutti hanno la stessa dignità. Questo primo pilastro della condizione di povertà si sposa male con misure che si prefiggono di sostenere una persona povera su quattro senza che siano stati ancora definiti i criteri oggettivi di selezione e soprattutto senza indicare un percorso, uno scenario d’insieme che si prefigga l’obiettivo di raggiungere, prima o dopo, l’insieme del ‘popolo’ dei poveri. Certo, queste misure rappresentano un inizio e come tale, considerando gli attuali problemi di risorse, sono altamente apprezzabili anche perché da troppi anni mancano scelte in questa direzione. Si è aperta finalmente una breccia, anche se siamo in ritardo.
Ma dove siamo ancora più in ritardo, e dove non si vede alcun barlume di speranza, è nel ruolo da protagonisti dei poveri nella lotta alla povertà. Anche stavolta non v’è traccia della loro partecipazione alla definizione delle misure di sostegno.
«Il povero che non è stato inserito nell’intelligenza degli uomini non sarà inserito nelle loro città. Sin quando il povero non verrà ascoltato, sin quando i responsabili dell’amministrazione di una città non si preoccuperanno di lui e del suo mondo, le misure prese in suo favore non saranno che dei gesti palliativi, che rispondono a delle esigenze superficiali e di opportunità», scriveva padre Joseph. E ancora: «I poveri sono i creatori, la fonte medesima di tutti gli ideali dell’umanità, poiché è attraverso l’ingiustizia che l’umanità ha scoperto la giustizia, attraverso l’odio l’amore e attraverso la tirannia l’uguaglianza di tutti gli uomini (…). Il cambiamento da perseguire è sposare pienamente la dignità dei poveri, assumere il loro pensiero come punto di riferimento per tutte le nostre politiche, le loro speranze come guida per ogni azione». Anche le recenti misure del governo sono segnate da questo limite: non prendono in considerazione quel che pensano le persone povere, il loro sapere. È un’incapacità che nel nostro tempo si è fatta più forte. Eppure uno dei pensieri-cardine di Wresinski è la certezza che Dio lavora nella mente dei poveri, creando in loro un ‘giardino dei segreti’ che solo essi possono conoscere. Il nostro compito più importante, allora, diventa quello di aiutarli a prenderne coscienza rispettandone la dignità. «Dio nel cuore dei poveri – sottolinea padre Joseph – va oltre ogni misura, ogni confine, ogni natura umana».

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