Già e non ancora.

Roberto Ferri “Deposizione” 2013

Prego i nostri Amici di leggere con attenzione e apertura di cuore il prezioso contributo che la nostra Antonietta Porro ci offre anche oggi. Ci parla di Bellezza. E ci accompagna per mano e con una delicatezza ineffabile a comprendere il nostro desiderio di pienezza che si compie finalmente a Pasqua. La riflessione di oggi è nello “scrigno della Memoria” di Antonietta, già pubblicata sul Bollettino della Parrocchia di San Giulio in Barlassina.

Oggi ritrovo in me un ricordo non lontano, quello di un’emozione speciale. Ricordo che, poco meno di un anno fa, percorrevo in auto la Comasina, in direzione Como. Era una giornata primaverile delle più tipiche: cielo azzurro ma non completamente terso; alberi non ancora rigogliosi, ma ricchi di gemme e di fiori; una luce bianca, luminosa, ma non abbagliante come quella dell’estate. Osservavo tutte queste cose e mi sentii improvvisamente e particolarmente bene, pur senza una particolare ragione. Trovai così insolito questo sentimento interiore che me ne chiesi il perché. E’ vero che per natura amo le stagioni di passaggio, che mi emozionano le parti del giorno come l’alba o il crepuscolo, quando il giorno o la notte non sono ancora ‘pieni’. Ma perché?
Qualcuno potrebbe trovare assurdo interrogarsi su una propria reazione interiore e potrebbe suggerirmi una risposta generica, del tipo “perché sei fatta così”. Ma mi accorgo che tanti sono fatti come me, sentono allargarsi il cuore di fronte a un mattino di primavera più che dinanzi all’estate piena, o provano commozione di fronte ai colori dell’alba o del tramonto, più che davanti alla luce del mezzogiorno o al buio della notte fonda. Questa reazione, che coinvolge molti di noi, sembra essere una reazione tipicamente ‘umana’. Ma perché?
Che cos’hanno di speciale la primavera, l’alba, il crepuscolo? Ciò che li lega è il loro essere momenti di passaggio, nei quali si comincia a intravedere qualcosa che sta per arrivare e che ancora non è giunto in tutta la sua pienezza. Tutti questi momenti, insomma, sono un “già e non ancora”, hanno in sé il germe di una pienezza che ancora non è visibile. Questo conferisce loro una bellezza speciale. Ma perché?
Credo che la ragione della loro speciale bellezza consista proprio nella ‘promessa’ che hanno dentro di sé: per questo la nostra umanità ne risulta così profondamente affascinata. Ciò che ci rende felici, infatti, non è ‘consumare’ subito l’istante, ma avvertire la promessa che esso contiene. Per questo vedere un bimbo che cresce oppure percepire la prospettiva di un’amicizia o di un amore che nasce ci riempie di gioia. Per questo un matrimonio ‘riuscito’ è quello che non trova solo in sé stesso la propria ragione, ma che sa guardare all’amore che lo sostiene come alla promessa di un amore più grande.
Il fatto è che abbiamo dentro, radicato nel nostro cuore, il desiderio di qualcosa che vada oltre ciò che abbiamo davanti agli occhi, per quanto bello sia. Così, ogni volta che vediamo in quel che ci circonda uno spiraglio di bellezza che promette una bellezza ancora maggiore, si risveglia in noi una emozione speciale, che esalta la nostra umanità: l’intuizione che la nostra ‘piccola’ umanità è aperta all’infinito.
C’è un fatto che più di ogni altro parla alla nostra umanità debole e limitata, facendole presagire il destino infinito, eterno, glorioso che l’attende. E’ il Mistero della Pasqua, che stiamo per vivere ancora una volta. La Pasqua è la promessa dischiusa dalla Croce. Ecco perché la Croce che adoriamo nel Venerdì Santo ci attrae tanto: perché porta con sé promessa di un compimento. La Croce è come la luce della primavera, che promette quella più intensa dell’estate, come l’alba, che promette la pienezza del giorno. La Croce di Cristo è già un po’ Resurrezione, perché non è solo il simbolo della sofferenza che Gesù ha dovuto subire, ma è soprattutto il segno dell’amore che lo ha condotto a soffrire per noi: proprio questo amore è il “già e non ancora” che troverà il suo compimento nella Resurrezione. E la Resurrezione di Cristo è la promessa della Resurrezione che tutti ci attende.
Se lasceremo che i piccoli grandi segni della Bellezza intorno a noi ci emozionino e ci conducano a desiderare il “non ancora” che ci fanno intravedere, forse impareremo anche a riconoscere le grandi promesse che il nostro essere uomini ci riserva.

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